L’ONU chiede al Messico nuove misure sulle sparizioni forzate

El artículo original en español @ La Nación: http://www.nacion.com/mundo/latinoamerica/ONU-pide-Mexico-medidas-desapariciones_0_1469653046.html

(N.B. i link puntano ad articoli in spagnolo, n.d.t.)

(14/02/2015 – Ginevra. AFP). Il Messico fronteggia una situazione di “sparizioni generalizzate” su gran parte del suo territorio, ha segnalato ieri un comitato delle Nazioni Unite a conclusione di un rapporto sul Paese in cui chiede misure concrete, come un registro preciso delle vittime.

Il Comitato contro la Sparizione Forzata dell’ONU assicura che le informazioni ricevute dal Messico durante la prima udienza, celebrata all’inizio di febbraio, “illustrano un contesto di sparizioni generalizzate in gran parte del territorio dello Stato, molte delle quali si possono definire come sparizioni forzate”.

L’udienza si è celebrata nel contesto dell’impatto nazionale e internazionale della sparizione di 43 studenti lo scorso settembre a Iguala, presumibilmente assassinati da narcotrafficanti in collusione con poliziotti.

Questo crimine ha generato un’indignazione senza precedenti in Messico da quando la violenza è esplosa all’inizio dell’offensiva contro i cartelli nel 2006. A partire da quell’anno, si sono registrate più di 26.000 sparizioni.

Nelle sue conclusioni, il Comitato ha sottolineato la sua “preoccupazione” per la mancanza di statistiche precise sul numero delle vittime di sparizione forzata e ha chiesto al governo la creazione di un “registro unico delle persone scomparse a livello nazionale”.

Questo registro, caldeggiato dai gruppi civili che hanno seguito la sessione a Ginevra, deve serivre per determinare se le sparizioni siano state perpetrate da pubblici ufficiali, ha aggiunto il comitato.

“Se lo Stato non sa quante persone siano scomparse, è difficile mettere in atto strategie di ricerca” e perseguire i responsabili, ha dichiarato il direttore Luciano Hazan presentando le conclusioni.

Altri suggerimenti. Il Comitato (integrato da 10 esperti indipendenti) raccomanda al Messico anche la creazione di una “unità giudiziaria specializzata nelle inchieste sulle sparizioni forzate”, che dipenda dalla Procura di stato e dia risposta alle sparizioni.

Secondo l’organismo, “ci sarebbero numerosi casi di sparizioni di migranti, inclusi bambini, tra i quali ci sarebbero casi di sparizione forzata”, motivo per il quale incita il Messico a lavorare con i Paesi di origine di queste persone per instaurare un “meccanismo transnazionale di ricerca e accesso alla Giustizia”.

Si stima che circa 200.000 migranti, la maggioranza dei quali centroamericani, attraversino clandestinamente ogni anno la frontiera meridionale messicana e cerchino di arrivare agli Stati Uniti per vie lungo le quali si espongono ad attacchi da parte del crimine organizzato e ad abusi da parte delle autorità.

A più di quattro mesi dal crimine di Iguala, la Procura messicana continua a ricevere critiche per la sua inchiesta sulla sparizione dei 43 studenti di una scuola magistrale della comunità di Ayotzinapa.

Secondo la ricostruzione officiale della Procura, i giovani furono aggrediti a colpi di arma da fuoco dalla polizia di Iguala e in seguito consegnati a un cartello di narcotrafficanti, che li avrebbe assassinati credendo che fra gli studenti ci fossero infiltrati di un gruppo rivale. I sicari avrebbero incenerito i corpi e avrebbero gettato i resti in un fiume.

Amnesty International ha dichiarato ieri che le raccomandazioni del Comitato dell’ONU “ non possono essere solo parole vuote, ma devono dare luogo a un cambiamento tangibile nelle politiche per affrontare questa situazione”.

Materiali correlati: A sei anni dalla scomparsa di José Antonio Robledo Fernández

Comunicato di José Antonio Robledo Chavarría e María Guadalupe Fernández Martinez, i genitori di José Antonio, 25 gennaio 2015. María Guadalupe ha partecipato alla sessione ONU di Ginevra in rappresentanza di FUUNDEC – Fuerzas Unidas para Nuestros Desaparecidos en Coahuila

Nostro figlio, nato a Città del Messico, José Antonio Robledo Fernández sparì nella città di Monclova, Coahuila il 25 Gennaio nel 2009; lavorava come ingegnere civile impiegato nell’impresa edilizia ICA FLUOR contrattata per il progetto “El Fénix” di Altos Hornos de México, S.A.

La scomparsa forzata di un figlio non può semplicemente venire ammessa come realtà nella propria coscienza; è il maggiore atto d’umiliazione, disonore e sprezzo contro la vita dei genitori, quando un figlio sparisce, la vita diventa “senza senso”.

José Antonio fu assunto come ingegnere esterno, assegnato ad un progetto lontano da casa sua, per cui era molto più vulnerabile alla desaparición. ICA FLUOR doveva essere cosciente dell’alto rischio che esisteva ed esiste ancora in rtutto lo stato di Coahuila e della partecipazione del crimine organizzato nelle opere edilizie più rilevanti come la prima menzionata. Questo è un fatto conosciuto da tutti. Si sa che Joaquín Benito del Ángel Martínez, Capo della Sicurezza per ICA FLUOR a quel tempo, avrebbe negoziato con i criminali che fecero sparire nostro figlio, ma noi, come famiglia, non abbiamo mai avuto comunicazioni con questi criminali. Eppure, dallo stesso direttore del progetto in cui José Antonio lavorava, l’ingegnere Raúl Alberto Medina Peralta, ci è stato riferito che l’impresa si dissociava dal fatto, e le pochissime volte che sono comparsi davanti alle autorità statali e federali gli impiegati e funzionari di ICA FLUOR non hanno mai contribuito con informazioni che pure avevano e che sarebbero state molto utili per l’indagine, questo fatto mette in evidenza che questa impresa, sovvenzionante di ingegneri civili e associati, gode dei privilegi del potere.

Nella data del 28 Gennaio del 2009 viene iniziata l’inchiesta di No.002 nella Procuraduría General de Justicia (Ministero di Giustizia) dello Stato di Coahuila. Abbiamo fornito importanti informazioni confidenziali, abbiamo fatto tutto il necessario e neppure così abbiamo ottenuto risultati, non hanno mai fatto il loro lavoro e infine, nel 2011, queste cosiddette autorità si sono dissociate dall’indagine per incompetenza, l’indagine è stata annullata nullificata non potendo arrivare fino ai funzionari di livelli più alti collusi con la delinquenza organizzata, protetti dai governi statali.

Il 31 Gennaio del 2009 viene aperta un’altra indagine preso l’Unidad de Secuestros della PGR SEIDO (numero 025/2009), portando nel 2011 alla detenzione di 5 persone: uno di questi, sebbene condannato ormai, avrebbe ottenuto la sua libertà in maniera non chiara, mentre gli altri continuano il loro processo legale in galera; due di questi sono ex-impiegati di ICA FLÚOR. La sfortuna delle vittime sparite a forza è che anche le loro famiglie vengono esposte a un pericolo latente per colpa del quasi nullo sforzo delle autorità per eseguire le indagini e conoscere il destino dei nostri spariti. Nonostante il tempo e il lavoro sacrificato nell’ambito federale, non ci sono ormai risultati veri e tangibili, José Antonio non è stato trovato né vivo né morto.

Le cosiddette autorità di sicurezza hanno presentato ai collettivi di familiari degli spariti dei meccanismi che verrebbero implementati per cercarli e, il 30 Settembre del 2014, la PGR ha firmato una convenzione per una base di dati pre e post mortem con la Croce Rossa Internazionale, appoggiandosi al software fornito dalla stessa istituzione per organizzare il Registro Nazionale dei Dati di Persone Sparite e Smarrite (RNPED in spagnolo) che dovrebbe essere alimentato dai ministeri di giustizia di tutti gli stati. Nei casi post mortem verrebbe incrociata e controllata l’informazione tra i codici genetici dei nomi e il DNA delle famiglie che cercano i loro cari, e trovando delle corrispondenze si comincerebbe a risolvere i migliaia di casi di desaparecidos in Messico. Sfortunatamente tutto è rimasto nella carta oppure nelle presentazioni di Power point, ci saranno le volontà, però manca la responsabilità.

Secondo la Subprocuraduría de Derechos Humanos della PGR il numero di persone sparite, non trovate e smarrite è di 23,271 al 20 Gennaio del 2015, mancando a questi numeri la “cifra negra” (la “zona grigia” delle sparizioni non denunciate, n.d.t.). Questo stato di cose non è altro che la conseguenza della negligenza dello stato.

Dal governo passato, si è messa in evidenza l’urgenza d’implementare i detti meccanismi di basi di dati degli scomparsi e il registro dei profili genetici sistematizzati. La finzione ci ha portato e ci porterà indubbiamente alla ripetizione.

È molto importante che il Congreso controlli i rendiconti che il Messico consegna a tutte le Organizzazioni per i Diritti Umani internazionali, con cui ha firmato varie convenzioni, concernenti la corruzione e l’impunità nei casi dei desaparecidos, e che ci sia assoluta trasparenza, che si rendano noti alla società civile i contenuti, evitando così nuove finzioni.

Finché c’è vita c’è la speranza, la nostra lotta non si fermerà fino a che non otterremo la Verità e la Giustizia, per nostro figlio e per le migliaia di vittime fatte sparire a forza.

José Antonio Robledo Chavarría e María Guadalupe Fernandez Martinez.

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