Brucia il Messico della droga. Battaglia tra narcos e milizie popolari

Lo Stato di Michoacàn teatro di violenti scontri tra le ronde dei cittadini e i sicari dei cartelli della droga. Interviene l’esercito, nuove violenze. Semidistrutta la città di Apatzingan, decine di morti

di DANIELE MASTROGIACOMO

La battaglia non è ancora finita. Ma i resti degli scontri tra le milizie di autodifesa e centinaia di soldati dell’esercito sostenuti da altri centinaia di federali sono disseminati in tutta Apatzingàn. Da una settimana il Messico vive la sua più grave crisi degli ultimi 20 anni. Una crisi politica e di immagine, oltre che economica, provocata dalla reazione dell’intero Stato di Michoacàn, nel sudovest del paese, deciso a liberarsi dalla morsa dei Cartelli dei narcotrafficanti. Il Messico dall’inizio del nuovo secolo si trova a fare i conti con le bande agguerrite dei trafficanti di droga che grazie alle complicità di molti poliziotti e alti funzionari amministrativi sono di fatto diventate padrone del campo.

Ma il caso di Michoacàn è forse emblematico della disastrosa guerra che ha prodotto finora 80 mila morti in tutto il paese e oltre 30 mila scomparsi. Fu proprio in questo Stato che l’ex presidente Félipe Calderòn, nel dicembre del 2005, diede il via ad un conflitto quasi personale nei confronti dello strapotere dei Narcos. Si trattava della sua regione e da qui puntava a restituire al suo paese una legalità e una sicurezza che altri avevano sottovalutato e spesso tollerato. Ma l’allora presidente non aveva fatto i conti con l’enorme potere economico di un business che produce 300 miliardi di dollari l’anno e sfama decine di migliaia di famiglie.

La sfida ai Cartelli si rivelò un fiasco. Si scoprì, a più riprese, che nel traffico di stupefacenti erano coinvolti  gli stessi dirigenti delle forze dell’ordine e dei gruppi speciali creati per combattere gli uomini dei Cartelli. Gli scandali e i continui ricambi al vertice degli apparati di sicurezza non risolsero il problema. Anzi, lo accentuarono. La corruzione, la capacità dissuasiva degli intermediari a suon di mazzette, di minacce personali o alle famiglie, di azioni clamorose, con uno stuolo di rapiti, torturati, uccisi e poi esposti, come monito, sui cavalcavia delle grandi arterie di collegamento nell’intero paese, finirono per terrorizzare e assuefare il Messico.

La violenza brutale, mista ad un orrore indescrivibile, si concentrò a Michoacàn perché qui c’è la più alta produzione di marijuana e di anfetamine di tutto il paese e perché qui sorge lo snodo del traffico di droga che proviene dal Centroamerica diretto verso gli Usa. Basti pensare che solo nel 2013 ci sono stati 990 omicidi, il dato più alto dal 1990.

Esasperata, la popolazione decide di reagire. Nel febbraio scorso molti proprietari terrieri, assieme a contadini e commercianti, si armano e formano delle milizie di autodifesa.

La cosa, all’inizio, sembra quasi folcloristica. Ma la gente la pensa in modo diverso: accoglie questi uomini e queste donne con fucili e pistole come dei salvatori. Le milizie si rafforzano, si trasformano in comitati; formano colonne di mezzi blindati, con pickup e gipponi, muniti di scritte “Polizia comunitaria” e iniziano a pattugliare paesi, cittadine, centri urbani. Il successo e il consenso spingono questo piccolo esercito di civili ad assumere il controllo di mezzo Michoacàn. La polizia viene esautorata, disarmata, accusata di complicità. Molti agenti sono arrestati.

La sfida, questa volta, arriva dal basso. Ma più che una sfida è una vera provocazione nei confronti del governo centrale di Enrique Pena Nieto, accusato di immobilismo. Gli strali si rivolgono soprattutto nei confronti del segretario del governo dello Stato Miguel Angel Osorio Chong, responsabile della sicurezza della regione e sospettato di tollerare l’arroganza dei narcos che controllano il territorio. Il governo centrale resta in attesa. E’ convinto che si tratti di un fuoco di paglia. Lascia fare il gioco sporco alle milizie. Ma i Comitati di autodifesa vanno oltre. Occupano fino a dodici Comuni. Tutti nella Tierra Caliente, nell’est di Michoacàn, dove è più attiva l’attività dei nuovi cartelli della droga: i Cavalieri dei Templari, eredi dei vecchi boss della Famiglia Michoacana, sorti nel 2005.

Reagiscono anche i narcos. Sparano, uccidono, assaltano. Cercano di imporre il loro potere con il solito terrore. Ma si trovano davanti le milizie. La settimana scorsa si svolge una battaglia campale a Apatzingàn, una cittadina di 80 mila abitanti, sfregiata dalla violenza. Gli uomini dei Templari assediano il palazzo del Comune, cercano di incendiarlo, bruciano la biblioteca confinante. Le fiamme si allargano ai negozi alimentari. Le strade di accesso sono bloccate da barricate di auto e camion. Per tre giorni narcos e milizie popolari si danno battaglia in una città deserta, affamata, senza più linee telefoniche e di internet. Gli incendi hanno bruciato anche la rete di fibra ottica e i camion con i prodotti alimentari sono costretti a restare a distanza.

Hanno la meglio le milizie che prendono il potere e occupano la cittadina. La popolazione applaude. Si sente finalmente sicura. Gli sgherri dei Cavalieri dei Templari battono in ritirata. Ma siamo a soli 480 chilometri da Città del Messico. Apatzingan è uno snodo strategico nelle vie di comunicazione e di trasporto su gomma. Persino il piccolo aeroporto è inagibile. La rivolta esce allo scoperto, finisce sui siti di tutto il mondo. Il presidente messicano decide di intervenire. La città non è solo più il primo territorio libero di uno Stato vitale per l’intero Messico. E’ un esempio che può essere seguito da altre decine di Stati.

Nieto spedisce sul posto centinaia di soldati e di federali. Arrivano a bordo di decine di elicotteri e di mezzi blindati. Ci sono nuovi scontri, con tre, forse dieci morti. Le cifre sono confuse e non confermate. Poi iniziano delle trattative. Le milizie si ritirano ma non consegnano le armi. La gente esce di nuovo per strada. Per la prima volta in sei giorni.

I sicari dei Templari sono spariti. Altri dieci Municipi restano occupati. Mezza città è distrutta dalle fiamme. Il 90 per cento dei negozi e degli uffici è ridotto a cumuli di cenere. Il presidente Nieto tenta di rassicurare la popolazione con un discorso alla tv. Ma le milizie di autodifesa non si fidano. Chiedono di arrestare i funzionari coinvolti con i narcos. Non c’è famiglia che non lamenti un morto, un rapito, uno scomparso. Ci sono 990 omicidi ancora senza un colpevole. Per un business a cui nessuno, soprattutto i Cartelli dei Cavalieri dei Templari, vuole rinunciare.

Fonte: www.repubblica.it/esteri/2014/01/15/news/ messico_narcos_milizie-76002928/?ref=search

Appello per la popolazione della Tierra Caliente “castigata dal flagello della violenza assurda e fratricida”

Michoacán – “Coloro che hanno seguito l’escalation di violenza nel Michoacán, sanno perfettamente che la sanguinosa guerra tra criminali, con corpi dilaniati e orrore, è stata la conclusione del classico ‘qui non succede niente’ oppure ‘è solo un problema tra bande e assassini’ senza danneggiare la popolazione. Poi le cose sono degenerate, gli attacchi si sono diffusi in altri stati ed i criminali hanno occupato il vuoto di potere lasciato dalle autorità dei tre livelli di governo. Adesso gestiscono le attività economiche, si sono impossessati dei luoghi di lavoro e, peggio ancora, sono riusciti ad amministrare fonti di ricchezza illecita provenienti non solo dalla droga. La corruzione e la mancanza dell’autorità statale hanno spinto i cittadini non disposti a collaborare con questo flagello, malgrado siano immersi nella paura, a prendere le armi per proteggere se stessi e perfino espandere ad altri comuni”.

Con queste parole, l’arcidiocesi di Mexico, della capitale del paese, spiega alla comunità nazionale quanto sta accadendo nello stato di Michoacán. La nota inviata all’Agenzia Fides riporta anche la dichiarazione del Vescovo della diocesi di Apatzingán, nel Michoacán, con la quale Sua Ecc. Mons. Miguel Patiño Velázquez, chiede “ai politici, al governo e al segretario degli Interni, di dare al popolo della regione chiari segnali che effettivamente intendono fermare questa ‘macchina assassina’. La gente si aspetta un’azione più efficace dallo Stato”. Lo stesso Mons. Patiño Velázquez spiega, nel comunicato: “I recenti avvenimenti, in questo nuovo anno 2014, hanno indignato il nostro popolo, in quanto confermano che né i politici né il governo mostrano segni di voler risolvere il problema di Tierra Caliente. Invece di cercare i criminali che danneggiano la comunità, l’esercito messicano, per ordini dall’alto, è andato a disarmare i gruppi di autodifesa nella zona di Nuova Italia e Antunez, attaccando persone indifese, provocando tre morti. La situazione è sfuggita al loro controllo, così trovandosi circondati dalla popolazione, hanno aperto il fuoco, prima in aria e poi verso la gente”. Il Vescovo invita a pregare “per il popolo di Dio pellegrino nella Tierra Caliente, così tanto castigato dal flagello della violenza assurda e fratricida”.

Fonte: http://www.news.va/it/news/americamessico-appello-per-la-popolazione-della-ti