Una blogger ventenne tiene la contabilità della narcoguerra

(AGI) – Londra, 4 apr. – Oltre 70mila vittime e quasi 30 mila persone scomparse dal 2006 ad oggi: e’ la macabra contabilita’ della guerra alla droga in Messico che miete vittime quasi quotidianamente. A tenere il conto di questa infinita lista di sangue e
morte e’ una giovane donna, single, senza figli, che dal marzo 2010, con l’aiuto di un collega, tiene il ‘Blog del Narco’, punto di riferimento per chiunque voglia seguire cio’ che succede in quella martoriata terra. E’ la stessa Lucy, nome di fantasia per proteggerne l’identita’, a svelarsi al mondo in un’intervista telefonica al britannico Guardian insieme al Texas Observer. “Non credo che la gente abbia mai immaginato che ci fosse una donna a fare questo” ha raccontato, spiegando di essere una giornalista ventenne che vive nel nord del Messico e di amare il suo Paese. A spingerla in un’impresa che costa non solo molta fatica ma anche tanta paura, e’ stato il desiderio di mostrare che “non siamo tutti narcos, corrotti o assassini”.

Raccontare la narco-guerra, lanciata nel 2006 dall’allora presidente messicano Felipe Calderon, e’ diventato via via piu’ difficile, con decine di giornalisti uccisi, spesso dopo essere stati sadicamente torturati, e notizie censurate dai media principali, in un vortice senza fine di massacri, rapimenti e corruzione che negli ultimi tempi ha allargato il fronte, arrivando a toccare anche le zone turistiche come Cancun, Acapuclo e Mazatlan. A colmare il vuoto di notizie contribuisce dal marzo 2010 ‘Blog del Narco’ che fornisce bollettini, foto e video dei rapimenti e delle esecuzioni, insieme alla scoperta di cadaveri. I critici lo hanno attaccato sostenendo che in questo modo fa da ‘pubbliche relazioni’ ai cartelli della droga, ma Lucy sottolinea che spesso ha aiutato le famiglie a identificare i propri cari scomparsi, mentre non vengano pubblicate le foto, che saltuariamente arrivano, con i narcos che si accompagnano a pop star. A tre anni di distanza dal primo post, Lucy ha scritto un libro, ‘Dying for the Truth: Undercover Inside Mexico’s Violent Drug War’ che documenta il massacro in atto dal 2010, “un testamento di quello che abbiamo sofferto in Messico in questi anni di guerra”, ha spiegato. Ad accompagnare lei e il suo giovane collega e’ il timore costante di essere individuati e rapiti, dai cartelli della droga o dalle forze governative, verso le quali negli anni hanno lanciato diverse accuse di abusi.

E’ successo a due collaboratori del blog, un uomo e una donna, che nel settembre 2011 furono ritrovati sventrati e impiccati a un ponte. Non si erano mai incontrati ma erano in contatto via e-mail: “ci inviavano fotografie, e’ stato molto duro”, ha confessato Lucy, parlando di una vita che di normale non ha piu’ nulla, costretti a cambiare domicilio ogni mese, con le attrezzature nascoste, pronti a scomparire se qualcuno si avvicina troppo. Il pensiero di chiudere il blog e’ passato nelle loro teste “migliaia di volte”, ha aggiunto, “ma non l’abbiamo fatto, perche’ abbiamo un messaggio da dare. Ci hanno rubato la nostra tranquillita’, i nostri sogni, la nostra pace”.

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